Laureata in Scienze Pedagogiche con Master in Pedagogia Clinica. Specializzata in DSA, metodo di studio e orientamento scolastico.
Gennaio 29, 2025

Il bambino non ascolta: cause, strategie e il ruolo dell’adulto

Gen 29, 2025 | Pedagogia, Pediatria, Psicologia

Cosa significa che “non ascolta”? Molti genitori si trovano ogni giorno a ripetere più volte le stesse richieste senza ottenere risposta. “Spegni la TV!”, “Metti le scarpe!”, “Mi stai ascoltando?” sono frasi comuni in molte famiglie, spesso accompagnate da frustrazione e senso di impotenza.

Quando un bambino non ascolta, il primo pensiero dell’adulto è che stia sfidando l’autorità o facendo il “furbo”. Tuttavia, dietro questo comportamento si nascondono spesso fattori legati allo sviluppo, alle emozioni e al contesto familiare.

Secondo il Center on the Developing Child di Harvard (2021), il cervello del bambino è in continua evoluzione e la capacità di attenzione si sviluppa gradualmente nel tempo. Le capacità di ascolto attivo e comprensione migliorano progressivamente con la maturazione della corteccia prefrontale, che nei bambini è ancora in fase di sviluppo.

Capire perché un bambino ignora le richieste è il primo passo per migliorare la comunicazione e instaurare un dialogo più efficace e rispettoso.

Le cause principali

Le ragioni per cui un bambino non ascolta possono essere molteplici e spesso interconnesse:

  • Sviluppo neurologico: la capacità di attenzione cambia con l’età. I bambini piccoli tendono a distrarsi facilmente perché il loro cervello non è ancora in grado di mantenere la concentrazione a lungo. Studi neuroscientifici (Diamond, 2013) dimostrano che il controllo dell’attenzione è strettamente legato alla maturazione della corteccia prefrontale, che continua a svilupparsi fino all’adolescenza.
  • Fattori emotivi: stress, frustrazione o insicurezza possono ridurre la capacità di ascolto. Un bambino arrabbiato o preoccupato potrebbe chiudersi e non prestare attenzione alle parole dell’adulto.
  • Ambiente ricco di stimoli: rumori di fondo, televisione, videogiochi e dispositivi digitali possono interferire con la capacità di focalizzarsi su una voce specifica. Un rapporto dell’American Academy of Pediatrics (AAP, 2019) evidenzia come l’eccessiva esposizione agli schermi possa compromettere lo sviluppo delle capacità attentive nei bambini.
  • Eccesso di richieste: un bambino che riceve troppe istruzioni contemporaneamente può iniziare a ignorarle per autodifesa.
  • Bisogno di indipendenza: tra i due e i cinque anni, ignorare un ordine può essere una strategia per affermare la propria autonomia.
  • Difficoltà cognitive o dell’udito: disturbi come il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) o una lieve ipoacusia possono compromettere l’ascolto e la risposta alle richieste.

 

Capire la radice del problema aiuta a evitare punizioni ingiuste e a trovare strategie educative più efficaci.

Non ascoltare è sempre disobbedienza?

Molti genitori vedono il mancato ascolto come un atto di sfida, ma in realtà la disobbedienza implica la consapevolezza di infrangere una regola, mentre il “non ascoltare” può avere cause differenti.

Ad esempio, un bambino concentrato in un gioco potrebbe non rispondere semplicemente perché è immerso nell’attività, non perché voglia ignorare l’adulto. Allo stesso tempo, un bambino che riceve ordini troppo rigidi o frequenti potrebbe decidere di non rispondere come forma di resistenza passiva.

Un altro fattore da considerare è il livello di sviluppo linguistico del bambino: se ha difficoltà a comprendere una frase troppo lunga o complessa, potrebbe sembrare che non stia ascoltando, quando in realtà non è in grado di elaborare pienamente l’informazione ricevuta.

Per distinguere tra una reale difficoltà di ascolto e un atteggiamento oppositivo, è utile osservare il comportamento del bambino in diverse situazioni e cercare di capire cosa sta comunicando con il suo atteggiamento.

    Pedagogista Elisa Matarese con camice bianco e braccia incrociate.

    Dott.ssa Elisa Matarese
    Pedagogista Clinica
    Centro IGEA – Salute e Prevenzione

    Emozioni, ambiente familiare e linguaggio non verbale

    Le emozioni e il clima familiare giocano un ruolo fondamentale nella capacità di ascolto del bambino. Uno studio pubblicato su Child Development (Eisenberg et al., 2017) dimostra che i bambini che crescono in ambienti familiari caotici e caratterizzati da elevata conflittualità tendono a sviluppare minori capacità di autoregolazione, che includono l’attenzione e l’ascolto attivo.

    Alcuni aspetti da considerare:

    • Se il bambino si sente ignorato, potrebbe ignorare gli altri a sua volta. Se gli adulti non danno attenzione alle sue emozioni e ai suoi bisogni, potrebbe imparare a rispondere nello stesso modo;
    • Il modo in cui vengono fatte le richieste è determinante. Un tono di voce calmo e rassicurante facilita l’ascolto, mentre urla o minacce possono generare chiusura o ribellione;
    • L’importanza del contatto visivo e del linguaggio del corpo. Abbassarsi alla sua altezza, guardarlo negli occhi e usare una postura rilassata.

    Il ruolo del gioco nell’ascolto attivo

    Secondo l’American Psychological Association (APA, 2020), il gioco simbolico aiuta i bambini a sviluppare abilità cognitive, emotive e sociali, tra cui la capacità di ascoltare e rispondere agli altri.

    Alcuni giochi utili per migliorare l’ascolto includono:

    • Simon says” (Il gioco del comando): aiuta il bambino a focalizzarsi sulle istruzioni e a rispondere prontamente.
    • Giochi di narrazione in cui il bambino deve completare una storia.
    • Giochi di memoria uditiva, come ripetere una sequenza di parole o suoni.
    Strategie comunicative efficaci: migliorare il dialogo e l’ascolto nelle relazioni.

    Strategie comunicative efficaci

    Comunicare in modo chiaro e rispettoso con un bambino è la chiave per favorire un ascolto attento e consapevole. Spesso, senza rendercene conto, utilizziamo un linguaggio che può risultare poco efficace o addirittura controproducente: richieste troppo lunghe, tono irritato, frasi generiche come “Comportati bene!” che non danno indicazioni precise su cosa il bambino dovrebbe fare.

    L’obiettivo di una comunicazione efficace non è solo ottenere l’attenzione immediata del bambino, ma aiutarlo a sviluppare un ascolto attivo e una comprensione reale del messaggio. Per farlo, è importante adottare strategie che siano in linea con la sua età e con il suo sviluppo cognitivo ed emotivo.

    1. Coinvolgere il bambino nella comunicazione: Un bambino che si sente parte attiva del dialogo sarà più motivato ad ascoltare. Piuttosto che impartire un ordine secco, può essere utile trasformare la richiesta in un momento di interazione:
    Esempio: Invece di dire “Metti via i tuoi giochi, subito!”, possiamo dire “Dopo che hai finito di giocare con le costruzioni, dove vuoi metterle? Ti aiuto a trovare un posto giusto?
    In questo modo il bambino percepisce la richiesta come una collaborazione anziché un’imposizione.

    2. Parlare con frasi brevi e chiare: Il cervello dei bambini, soprattutto in età prescolare, fatica a elaborare frasi troppo lunghe o complesse. Se diciamo “Dai, ora andiamo a prepararci per uscire, quindi vai in camera, prendi la giacca, le scarpe e ricordati che poi dobbiamo passare a prendere il pane”, è molto probabile che il bambino recepisca solo l’inizio e si perda il resto delle informazioni.
    Esempio:Prendi la giacca, per favore.” Una volta che il bambino ha eseguito il primo compito, possiamo dare l’indicazione successiva.

    3. Abbassarsi alla sua altezza e stabilire un contatto visivo: Un bambino che si sente “raggiunto” dallo sguardo di un adulto è più propenso ad ascoltarlo. Parlare mentre siamo girati di spalle, da un’altra stanza o mentre siamo impegnati con il telefono riduce drasticamente l’efficacia della comunicazione.
    Esempio: Se il bambino è seduto sul tappeto e vogliamo chiedergli qualcosa, accovacciarsi alla sua altezza, stabilire un contatto visivo e dire “Giacomo, mi ascolti un momento?” crea un’interazione più diretta e rispettosa.

    4. Usare un tono di voce fermo ma rassicurante: Molti bambini tendono a ignorare richieste urlate o fatte con un tono eccessivamente rigido, perché il cervello, in una situazione di stress, può attivare una risposta di chiusura. Al contrario, un tono di voce calmo e deciso trasmette sicurezza e facilita l’ascolto.
    Esempio: Invece di gridare “Sbrigati, siamo in ritardo!”, proviamo con “Abbiamo poco tempo, mettiamo le scarpe insieme così usciamo più velocemente.

    5. Rinforzare positivamente il comportamento desiderato: I bambini rispondono molto bene al riconoscimento dei loro progressi. Lodare un comportamento positivo, invece di soffermarsi solo sugli errori, aiuta a rafforzarlo nel tempo.
    Esempio:Mi è piaciuto molto come hai ascoltato subito quando ti ho chiesto di spegnere la TV.
    Questo non significa elogiare continuamente il bambino per qualsiasi piccola cosa, ma riconoscere in modo sincero gli sforzi che compie per migliorare il suo ascolto.

    Adottare queste strategie aiuta a costruire una relazione basata sulla fiducia e sul rispetto reciproco, evitando lotte di potere e situazioni di frustrazione sia per il bambino che per l’adulto.

      Il ruolo della scuola

      La scuola è un ambiente chiave per lo sviluppo della capacità di ascolto del bambino. Qui, infatti, il bambino impara a interagire con insegnanti e compagni, a rispettare i turni di parola e a seguire istruzioni collettive. Tuttavia, non tutti i bambini sviluppano immediatamente questa abilità: alcuni possono avere difficoltà a concentrarsi per tempi prolungati, altri possono distrarsi facilmente o perdere il filo di una spiegazione.

      Per favorire un buon ascolto a scuola, è importante che insegnanti e genitori collaborino. Se un bambino ha difficoltà a prestare attenzione in classe, è utile che i genitori parlino con gli insegnanti per comprendere in quali situazioni si manifesta il problema: avviene solo in alcuni momenti della giornata? Il bambino ha difficoltà solo con alcune materie o con tutti gli argomenti?

      Un altro aspetto fondamentale è l’ambiente scolastico: una classe troppo rumorosa o eccessivamente stimolante può rendere difficile per alcuni bambini concentrarsi sulle parole dell’insegnante.

      Alcune strategie che gli insegnanti possono adottare per migliorare l’ascolto includono:

      1. Parlare con un tono di voce chiaro e mantenere il contatto visivo con i bambini.
      2. Utilizzare segnalazioni visive o gestuali per richiamare l’attenzione.
      3. Alternare momenti di ascolto passivo con attività più interattive per mantenere alta la concentrazione.

      Infine, è fondamentale che il bambino percepisca la scuola come un ambiente sicuro e accogliente, in cui non viene rimproverato continuamente per la sua difficoltà di ascolto, ma viene invece supportato nel migliorare questa abilità in modo graduale.

      Quando rivolgersi a un esperto?

      • Se il bambino non ascolta in diverse situazioni e con diversi interlocutori;
      • Se mostra difficoltà di attenzione prolungate;
      • Se il comportamento crea disagio nella vita familiare e scolastica;
      • Se sei in dubbio e preferisci comunque il confronto con un professionista.

        Conclusioni

        Migliorare l’ascolto nei bambini significa creare un ambiente comunicativo basato sul rispetto reciproco. Un bambino che si sente ascoltato e compreso sarà più propenso a rispondere in modo positivo alle richieste degli adulti.

        Al Centro IGEA, ci occupiamo quotidianamente di bambini con difficoltà di ascolto, attenzione e comunicazione. Il nostro approccio interdisciplinare, che coinvolge pedagogisti, psicologi dell’infanzia e logopedisti, ci permette di individuare strategie efficaci per migliorare la comunicazione tra genitori e figli.

        Abbiamo constatato che un supporto mirato e personalizzato aiuta non solo il bambino, ma anche la famiglia a ritrovare un equilibrio nelle dinamiche quotidiane. Con il giusto sostegno, l’ascolto può diventare un’abilità naturale e spontanea, migliorando il benessere del bambino sia in casa che a scuola.

            Laureata in Scienze Pedagogiche con Master in Pedagogia Clinica. Specializzata in DSA, metodo di studio e orientamento scolastico.